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Val Ferret - rif. Bonatti - passo Entre Deux Sauts

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Il videoclip è un misto di filmati ripresi nelle due uscite di marzo 2008/2010.

Che valle la val Ferret! In estate o in inverno le emozioni che offre sono uniche ed indimenticabili. Con la gemella val Veny è disposta longitudinalmente alla barriere montuosa del monte Bianco, che si erge a chiudere la val d'Aosta verso il nord. Le due valli sono percorse da due rami della Dora, che confluiscono fra loro ad Entreves. Dalle ripidi pareti e canaloni del monte Bianco scendono imponenti ghiacciai, mentre le montagne che lo fronteggiano sono per gran parte ricoperte da foreste. Il paesaggio alpino di queste due valli, oltre ad essere di una bellezza e maestosità incomparabile, costituisce una risorsa di inestimabile valore ambientale e naturalistico; da segnalare la presenza di una importantissima oasi: il giardino alpino di Saussurea (il più alto d'Europa a 2175 mt).
E' la prima volta che faccio questa esursione, anche se questa è una delle più praticate della Val d'Aosta, ed è un itinerario estremamente adatto all'utilizzo delle racchette da neve.
Parto un sabato mattina da Monza con un gruppo di amici, ed altri ne raccogliamo lungo l'autostrada; iniziamo il treck verso mezzogiorno, da Planpinceaux (dove siamo arrivati con il bus navetta); il tempo non è bello, nubi nere coprono in cielo, ed ad intermittenza scende qualche fiocco di neve. Ci inoltriamo nella valle camminando (senza usare le ciaspole, perchè il fondo è duro e tiene il peso di una persona) a fianco della pista di sci da fondo. Attraversiamo la lunga e pianeggiante Val Ferret fino al piccolo abitato di Lavachey, dove data l'ora, ci fermiamo per un meritato spuntino, nella piazzola antistante un ristorante. Purtroppo la sosta finisce, e dopo un gustoso caffè calziamo le ciaspole e ci inoltriamo nella valle per superare, lungo le piste da fondo (cercando di non dare fastidio agli sciatori), il dislivello che crea un gradone mediano fra la bassa e l'alta val Ferret, ed in breve arriviamo ad un bivio dove una palina con degli indicatori di itinerari (quasi sommersi dalla neve), ci mostra la traccia per il rifugio Bonatti (2025 mt) ed il vallone di Malatrà. Il tempo migliora un poco e ci apprestiamo a salire lungo i pendii della sinistra idrografica della val Ferret; procedendo a zig zag nel bosco, si guadagna quota e ci si sente meno schiacciati dalla maestosità dei ghiacciai e delle vette che ci accompagnano in questo tratto. Usciamo dal bosco e siamo ai piedi di un ripido pendio che, in breve, ci porterà al rifugio Bonatti; un ulteriore leggero miglioramento del tempo ci da la possibilità di spingere lo sguardo sino in fondo alla val Veny, un grande e straordinario museo glaceologico all'aperto. Vediamo il ghiacciao della Brenva, che come un enorme catenaccio si è spinto sino a sbarrare l'accesso nella valle; più lontano, in fondo la seconda meraviglia di questa regione: il Ghiacciaio del Miage, la cui lingua terminale (simile ad una enorme chela di un gigantesco astice) esce da una valle laterale e sbarra la val Veny, per una lunghezza di quasi tre km, ed in tutta la sua larghezza. La sosta per ammirare questo panorama superbo ci permette di recuperare un poco le nostre forze e di affrontare l'ultimo tratto in forte salita sino al rifugio. Definire il Bonatti un rifugio è estremamente riduttivo, esso è un comodo e confortevole albergo di montagna, gestito con grande simpatia e professionalità. Ci riposiamo e poi usciamo nella speranza di poter vedere il tramonto, ma ormai il tempo è molto peggiorato, il cielo è coperto e ha cominciato a nevischiare. E' veramente un peccato perchè da quel che si dice lo spettacolo del tramonto è veramente straordinario: l’ombra della notte risale il versante italiano di queste grandi montagne, oscurandole a poco a poco, sino a lasciare ancora raggiante solo la vetta del gigante, dopo aver inghiottito anche il Monte Bianco di Courmayeur. Ci consoliamo però con una gustosissima cena e poi tutti a letto per riposarci.
La domenica mattina, nonostante le previsioni di tempo bello, si presenta con cielo coperto dopo una nevicata notturna. Sconfortati ritardiamo l'uscita dal caldo giacilio, ma poi ci prepariamo e scendiamo per una succulenta colazione. Nel frattempo il tempo è talmente migliorato da aver quasi completamente spazzato le nubi, per cui iniziamo la ciaspolata nel vallone di Malatrà verso il colle di Entre Deux Sauts. Alle spalle del rifugio vi è un breve tratto ripido, da percorrersi dirigendo verso l’alpeggio che si nota più in alto; la neve ha il dono di rendere quei panorami assolutamente splendidi e la salita al passo scorre piacevole e piuttosto tranquilla solo un paio di strappi ma nulla di più. Non vi è un percorso obbligato, essendo il vallone piuttosto ampio, noi scegliamo di rimanere sulla sinistra idrografica del vallone e seguiamo la presente pista già battuta. Giunti all’ampio pianoro alla testata del vallone, lo sattraversiamo al centro sino ai piedi di un primo evidente salto di quota: di fronte il vallone è chiuso dalle montagne, alla nostra destra invece si vede il passo Entre Deux Sauts (2525), meta dell’escursione. Lo si raggiunge superando quello che forse è il tratto più faticoso del percorso. Al passo che spettacolo: si può ammirare uno dei più stupendi panorami del Monte Bianco, dalla Brenva al Tacul, dal Dente del Gigante alle Grandes Jorasses, dal Triolet al Dolent per finire con la cresta di Peuterey che dal Mount Rouge sale alla cima del monte Bianco attraverso il Mont Noir, l'Aguille Noire, le Dames Anglaises, il Picco Guglielmina e l'Aiguille Blanche, questa cresta, è considerata la più bella di tutto il massiccio, e divide il Ghiacciaio della Brenva da quello del Freney.
Dopo le consuete foto di rito, iniziamo la discesa, che viene tormentata da vento che con estrema violenza ci spazza con raffiche che sollevano la neve e ce la buttano adosso in modo veramente fastidioso, purtroppo lo si sa che la montagna a volte è anche questo. La traccia di salita risulta quasi completamente cancellata, per cui si scende senza un preciso itinerario, ma solo seguendo il solco del vallone nella direzione della val Ferret. Arrivati al rifugio ci rifocilliamo e poi di nuovo con le racchette ci avviamo per la seconda parte della discesa, il manto nevoso non è più bello e compatto, ma risente della temperatura mite (non certo invernale). Ci affrettiamo verso Planpinceaux ed arriviamo appena in tempo utile per l'ultima navetta.
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